Marzo 31st, 2006 by
eleo
Una voce dal cedro.
«Non sono praticante, neppure molto cattolico. Sento che Dio è nella natura. A volte mi capita di parlare con le piante. C’è un cedro nel giardino di casa mia, davanti al quale mi siedo e ascolto. Sento che dentro di lui c’è la vita che scorre. Sono attratto dal panteismo».
Roberto Castelli, ministro della Giustizia, «Oggi» 29 marzo
M’è stato fatto giustamente notare che anche questo potrebbe essere uno spunto di riflessione. Tenterei di fugare ogni intento populistico di prendersela col ‘potere’ tanto per impiegare un po’di tempo…anche perché, mi si conceda, il ‘potere’ in questione ricorda la tanto cara CroceRossa contro cui pare sempre disdicevole sparare.
Il punto credo sia un altro.
Come mai ci troviamo circondati da filosofi, sommi pensatori, uomini pieni d’animo e buon cuore, tanto che S.Francesco non è primo a nessuno? Altro che agli uccelli, ai lupi, a Sole e Luna..oggi si parla coi cedri! Da dove viene questa costante tensione all’inconsistente? Gli uomini vengono giudicati per le loro azioni, così c’è stato tramandato da tanto dire letterario. Questo bisogno si elevarsi rispetto al reale, al contingente, giustifica il fatto che a TUTTI oggi sia concesso di commettere nefandezze e poi eludere il castigo grazie a un demone responsabile? -A questo punto, mi dico, la Moratti deve aver parlato con le orchidee (fiore il cui etimo smaschera l’apparente eleganza.:oP )!!- E’ possibile che tutti oggi possano accedere all’ulteriorità e la svendano ad un popolo che rimane inebetito di fronte a cotanta saggezza?
Il problema riguarda coloro che si servono in modo sgraziato di tali strumenti di persuasione o, invece, di chi non li mette in discussione e fa di ogni ciarlatano un Socrate de noaltri?!?
Eleonora.
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Marzo 5th, 2006 by
Blue Knight
Ascoltando le parole del professore sul concetto di Status Symbol e su come ad ognuno di noi basti uno sguardo per collocare una persona immediatamente di uno preciso strato sociale, mi è venuto in mente un caso che mi/ci riguarda. La polica dei bisogni indotti creati da una società che si basa sul consumo ha colpito anche me. Avevo pensato di cambiare felpa, e avevo pensato a quella della Napapijri.

Per un momento anche la mia mente è stata manipolata dal mercato, infatti inconsciamente avevo deciso quella perchè la portano i miei “conoscenti” più facoltosi, questa felpa è diventata praticamente uno Status Symbol. Non stavo ragionando con la mia testa, ma stavo seguendo semplicemente la “moda“. Dopo le parole del professore mi sono reso conto di questo. Io personalmente non avevo nessun motivo razionale di comprarla perchè di fronte a un prezzo alto, il prodotto aveva delle caratterestiche non attrattive nel mio personale caso. Innanzi tutto mi sento un cittadino europeo e quindi comprare una felpa con la bandiera di un singolo paese (che non è neanche il nostro), non rientrava nei miei schemi, in secondo luogo il tessuto è morbido all’inizio ma non regge una grande quantita di lavaggi perchè tende a spelacchiarsi. Con questo non voglio assutamente puntare il dito contro chi la porta, volevo solo di mostrare come seguendo altre persone stavo per comprare qualcosa che non piaceva a me, stavo per dar torto alla mia ragione seguendo la massa senza neanche accorgermene.
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Marzo 1st, 2006 by
GiaNluC
Io di patatine ne ho prese tante, Americane, Tedesche, Olandesi. Ma nessuna è come questa, fidati di uno che la ha provate tutte.
Con queste parole Rocco Siffredi cerca di convincerci a divenire dei “consumatori” di patatine Amica Chips, del resto giocando con il doppio senso, il nostro attore, si propone come il massimo esperto in materia di patatine. Un gioco basato sull’attribuzione di un particolare significato all’oggetto pubblicizzato, un gioco che a mio avviso potrebbe aprire la strada a due chiavi di lettura dello spot, non necessariamente autoescludenti ma piuttosto sovrapponibili.

La prima chiave di lettura rimanda al concetto di iperstimolazione, mi spiego meglio, come già evidenziato con chiarezza da Simmel nel suo “La metropoli e la vita dello spirito” l’uomo moderno è sottoposto ad un bombardamento costante di stimoli (per la maggior parte mediatico-comunicativi). Questo spot, per la scelta del tema e dell’esperto mira a generare un super-stimolo che possa superare il “grigiore del Blasé” per catturare l’attenzione dello spettatore.
L’altra chiave riconduce al concetto di fiducia, già visto nella prima lezione del corso, il pubblico deve avere fiducia nell’esperto, in colui che per il gioco dei significati dichiara di “sapere tutto” sull’oggetto dello spot. Traendo spunto da questa chiave interpretativa possiamo andare inoltre ad investigare sul concetto, tanto caro alla nostra società, di esperto, di quella figura che nel senso comune ha conosciuto tutto su di un determinato argomento, per poi confrontarlo con la ben nota (almeno spero) impossibilità, insita nella natura umana, di poter colmare il gap esistente tra conoscenza personale e cultura oggettiva.
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