Sociologica
Idee in relazione.
Sociologia

La sociologia è, tutto sommato, una scienza giovane. È nata ufficialmente verso la metà del 1800, battezzata da Auguste Comte con un neologismo che unisce i termini socius e logos: discorso sull’uomo che si rapporta agli altri.
    O meglio, discorso su ciò che l’uomo crea rapportandosi agli altri: la società. Nella visione comtiana, essa doveva essere la regina scientiarum, la scienza più importante del periodo storico che l’aveva partorita e sentiva sempre più urgente il bisogno dei suoi servigi, anche se il suo entusiasmo, come si vedrà, era probabilmente eccessivo.
    Eppure, si potrebbe ribattere, Comte non è certo il primo a centrare la sua attenzione sulla società. Anzi, questa è oggetto di riflessione sin dai tempi più remoti: dallo zoon politikon aristotelico, almeno, se non da prima.
    E non stupisce, dato che la convivenza umana si impone necessariamente all’attenzione del filosofo per il suo semplice esserci, per essere il contesto inevitabile ed essenziale della sua attività speculativa. Niente di nuovo sotto il sole, quindi? La questione non è così semplice: se infatti è vero che intuizioni e spunti che possono senza difficoltà esser definiti sociologici si ritrovano nei lavori di numerosi pensatori, è altrettanto vero che l’insieme della loro speculazione differisce profondamente, nei suoi presupposti e nel suo articolarsi, dal peculiare modus operandi che è oggi proprio della sociologia.
In primo luogo manca loro il riferimento costante e fondante alla società intesa nel senso di società civile, tessuto di mille interazioni e spazio vitale distinto sia dall’apparato istituzionale che dall’ambito familiare: è solo a seguito dell’industrializzazione che essa si emancipa definitivamente da antiche tutele e dipendenze, affermandosi sempre più sulla scena sociale. Se ci si limitasse, in assenza di tale specifica, a prendere in considerazione gli autori che hanno riflettuto sulla convivenza umana e le sue forme, si potrebbe far risalire senza difficoltà la storia della sociologia alla filosofia greca e seguirne le tracce lungo tutto l’itinerario del pensiero occidentale. In secondo luogo, il loro percorso è essenzialmente teorico.
    L’esigenza di mettere alla prova le ipotesi elaborate in astratto mediante un loro riscontro empirico, mediante cioè una fase di ricerca sul campo che le confermi o smentisca, è quella che forse maggiormente definisce la sociologia come una disciplina autonoma, figlia del suo tempo e radicalmente diversa da tutto ciò che l’ha preceduta. Anche qui, tuttavia, si cela un pericolo: se si accentuasse indebitamente l’importanza del metodo scientifico per la costituzione autonoma della disciplina sociologica, si arriverebbe al paradosso per cui autori di importanza universalmente riconosciuta, come Tocqueville e Spencer, si troverebbero esclusi dalla sua linea di discendenza, mentre ne farebbero parte “una pletora di statistici, di demografi, di antropometrici” (Gallino 1993: 612) il cui contributo è del tutto trascurabile.
    Per quel che riguarda la definizione della sociologia, quindi, è bene iniziare ad applicare una strategia conoscitiva di cui si incontreranno numerosi esempi e che si fonda sul riconoscimento preventivo della complessità dell’oggetto – comunque descritto – che essa si prefigge di investigare.
    La società, venga essa considerata come esistente in sé o formata da una miriade di processi continuamente in atto, è troppo ricca di significati per poter essere racchiusa in una sola formula. Anche la genesi della disciplina che la studia, avendo avuto luogo nel crogiolo sociale, non è quindi riconducibile ad un preciso momento storico, quale il 1824 o il 1839, date del primo impiego da parte di Comte del termine che la identifica e della sua formalizzazione nel Corso di filosofia positiva, né senz’altro individuabile per l’oggetto o la metodologia impiegata nel suo studio. È piuttosto definibile anch’essa come portato di un processo in cui sono confluiti da un lato i nuovi interessi derivanti dai profondi cambiamenti sociali, economici e culturali del XVIII e XIX secolo e le nuove condizioni di vita e d’esperienza da essi originate; dall’altro l’affinarsi e specializzarsi dei procedimenti scientifici d’indagine, che hanno reso impossibile una ricerca sul reale che non si confrontasse empiricamente con esso.
    Le due anime, la teorica e l’empirica, convivono su un piede di assoluta parità nella sociologia attuale, che si sviluppa grazie al costante interscambio e dialogo che esse intrattengono, che non è lineare ma si sviluppa piuttosto per salti, critiche ed errori, lungo un percorso conoscitivo per definizione infinito. La serendipity di Merton ed il modello di Boudon sono probabilmente due delle migliori formulazioni di questo nuovo modo di concepire la disciplina.