Sociologica
Idee in relazione.
Differenziazione sociale

    Ogni società, si è visto, definisce un proprio spazio sociale, all’interno del quale si sviluppano le interazioni tra soggetti e gruppi diversi. Queste hanno un’efficacia fondativa della struttura stessa della società in questione, modellandola diversamente a seconda della direzione e dell’intensità che assumono.
    Per un lungo periodo si è aproblematicamente stabilita una correlazione diretta tra aumento della complessità della struttura e progresso della società interessata, ossia sua evoluzione lungo una linea di sviluppo che porta dalle “società tradizionali” alle varie società “industriali”, “postindustriali” o “avanzate” che dir si voglia. In altri termini, il pensiero sociologico ha sovente assunto il modello di evoluzione delle società occidentali – nelle quali esso è fiorito – come parametro oggettivamente valido di giudizio nei confronti di tutte le altre compagini sociali del mondo, elevando così il proprio particolare percorso storico a modello universale, cui tutti devono necessariamente adeguarsi.
    Essendo il processo di differenziazione il motore dell’evoluzione sociale, almeno per i rappresentanti di tale orientamento, gliene è derivata una connotazione ideologica che, sebbene sottoposta a puntuali e definitive critiche, è entrata quasi a far parte del bagaglio del senso comune, costringendo chi voglia restituire al termine una descrittività neutrale ad un riesame della sua genesi e dei suoi principali utilizzi, che ne evidenzi ad un tempo l’aderenza al reale e gli accenti di parte, permettendone in seguito un uso oggettivo.

1.1 Breve storia del concetto

    Esso viene inizialmente proposto da Herbert Spencer nei suoi Principi di sociologia (1882-1885) e designa il processo attraverso il quale le parti, a seguito dell’aumento delle dimensioni dell’organismo sociale, si moltiplicano e si distinguono tra loro, specificandosi poi per le funzioni svolte in vista dell’ulteriore evoluzione dell’insieme e della sua crescente integrazione. Spencer inquadra tale principio di differenziazione in quello più ampio di evoluzione universale.
    L’analogia tra comportamenti animali e sociali deriva all’autore e più in generale al positivismo dalle teorie di Charles Darwin sull’evoluzione. Nel suo On the Origin of Species (1859), Darwin ipotizza la derivazione delle specie viventi a lui contemporanee da ceppi comuni, dai quali esse si sarebbero distinte a seguito di un processo di differenziazione filtrato dalla selezione naturale: solo i migliori, in grado di evolversi reagendo alle sfide dell’ambiente, restano in vita ed assicurano la sopravvivenza alla propria specie. L’indubbio fascino di questa impostazione ha spinto molti autori a postulare l’esistenza di dinamiche evolutive cui anche le compagini sociali devono necessariamente sottostare. In quest’ottica una società differenziata coincide con una società evoluta ed anzi, maggiore è il grado di differenziazione, maggiore è l’evoluzione raggiunta.
    Siccome è l’uomo l’animale più evoluto, è facile scorgere le conseguenze che tale linea di pensiero comporta: le società evolute (cioè, in quest’ottica, le occidentali) sono le sole umane, mentre le altre sfiorano ancora l’animalità. Possono quindi essere sfruttate senza remore ed eventualmente essere aiutate a muovere i primi passi verso livelli superiori, lungo la strada già tracciata dai migliori. Questi a loro volta devono distribuirsi gerarchicamente con gli stessi strumenti usati nel mondo animale: la lotta e la sopraffazione. Nell’impostazione spenceriana sono quindi implicite le politiche di colonizzazione da una parte e di potenza dall’altra che hanno disegnato per decenni la storia mondiale.
    Già da questa prima formulazione, risulta chiaro il motivo per cui il concetto di differenziazione necessita di un’accurata revisione critica prima di poter essere recepito nella “cassetta degli attrezzi” di un apprendista sociologo. Troppi e troppo forti sono i toni emozionali ed ideologici che esso polarizza per poterlo impiegare senza tale trattamento preventivo.
    A dire il vero, il primo esempio di una sua riconsiderazione critica data già al 1890, quando Georg Simmel pubblica La differenziazione sociale, mettendo in evidenza come questo processo non abbia alcuna direzione predeterminata, ma vada piuttosto studiato in quanto tale. Esso non sarebbe quindi un necessario percorso evolutivo, ma la conseguenza di una serie di dinamiche storiche e culturali dagli esiti incerti, capaci di portare all’effettivo miglioramento delle condizioni generali di vita, ma anche di causare disgregazione e fratture nel tessuto sociale: la moltiplicazione e diversificazione delle parti non dà alcuna garanzia di integrazione e coesione, può anzi risultare in contrasti ed opposizioni tra i nuovi elementi con conflitti e conseguente disintegrazione. Per quanto originale, questo primo passo della speculazione simmeliana non è tuttavia esente dalle caratteristiche del clima complessivo del periodo: egli nega la linearità del progresso, ma non riesce a prescinderne del tutto. Ne disegna infine una dinamica che segue un andamento a spirale, con interruzioni e regressioni, ma che conserva comunque un evidente carattere evolutivo. In queste prime riflessioni è già presente, tuttavia, l’atteggiamento intellettuale che lo porterà in seguito a rinunciare ad ogni residuo ottimismo progressista.
    Emile Durkheim, a sua volta, distingue tra differenziazione e divisione del lavoro. Recependo alcune delle critiche simmeliane, privilegia la seconda – che a suo parere mantiene la spinta all’integrazione, vista come essenziale – contro la prima che invece, come evidenziato da Simmel, non offre alcuna garanzia in questo senso ed ha anzi con maggiori probabilità conseguenze disgreganti. Da questo punto di vista la funzione crea il suo esecutore e questo vale sia per i gruppi e le altre articolazioni collettive che per i singoli individui: secondo Durkheim, la soggettività deriva all’uomo dalla sempre più accurata distinzione dei suoi compiti e non da caratteristiche personali o spirituali. Questa visione, marcatamente funzionalista, prelude alla trasformazione del concetto in pietra angolare della formulazione di Talcott Parsons, principale esponente dello struttural-funzionalismo americano, la corrente che è riuscita ad imporsi come predominante per il più lungo periodo di tempo nella storia della sociologia.
    Nel sistema parsonsiano il processo di differenziazione è uno dei quattro processi fondamentali del mutamento evolutivo che interessa incessantemente le società. Esso, nella duplice forma di differenziazione strutturale e funzionale è motore e guida di tale mutamento, cui altre dinamiche assicurano il fine integrativo ed adattivo.
    Si può notare, a questo punto, che l’utilizzo principale di questo concetto ha avuto luogo tra le fila degli autori che privilegiano la struttura contro l’azione. Sin dalla sua nascita in ambito positivista, ad esso è stato assegnato il compito ulteriore di assicurare compattezza e coerenza al tessuto sociale, pur nella chiara percezione della sua valenza “anarchica” ed asistemica, su cui si basa la lettura che ne dà Simmel. L’esigenza valoriale di assicurare ordine ed armonia ad un insieme sempre più complesso ha spinto numerosi autori ad una lettura utopica del processo di differenziazione, che coincide con il suo dover essere nel modo da loro auspicato e non con la sua reale manifestazione. Di nuovo tale ordine di considerazioni si applica più facilmente ad una società concepita come oggetto indipendente che non ad un insieme di processi contemporanei, per i quali ciò che rileva è in effetti solamente la stessa natura processuale.

1.2 Definizione di differenziazione

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, è possibile tentare di mettere a punto una definizione del concetto scevra da connotazioni di valore: il processo di differenziazione è allora il processo per il quale le parti di una società si moltiplicano e diversificano tra loro, dando origine a nuove conformazioni ed a nuove forme di interazione. Tale proliferare di nuove unità nell’ambito societario causa certamente un aumento di complessità, ma non offre alcuna garanzia in vista di una loro integrazione funzionale nel sistema. Il processo di differenziazione può avere esiti contrapposti e contraddittori, oppure può esser letto esclusivamente nella sua natura processuale, che non riconosce alcun esito finale, ma solamente momenti successivi variamente influenzati da numerosi altri fattori.